Con la cerimonia di apertura di venerdì sono iniziate le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. La fiaccola olimpica, segno di speranza, ha attraversato l’Italia come un filo che unisce territori e persone, richiamando Olimpia e quel sole da cui la fiamma viene ogni volta riaccesa, fino all’accensione del braciere.
La nostra società è profondamente immersa nello sport e anche attorno a noi sono molte le realtà che educano le nuove generazioni attraverso le pratiche sportive. Per tanti ragazzi, nel tempo, sport e oratorio hanno camminato insieme, segnando tappe importanti della crescita.
Oggi, però, la pratica sportiva tende spesso a essere scollegata dalla dimensione spirituale, mentre la Chiesa continua a richiamarci a una crescita integrale della persona, in cui corpo e interiorità non sono separati. In questo senso è significativa la lettera di Papa Leone XIV per l’avvio dei Giochi Olimpici, che mette in luce anche il rischio di uno sport assolutizzato, capace di diventare una nuova forma di idolatria.
Parlando con molte società sportive emerge infatti la fatica di custodire lo sport come spazio di crescita e di divertimento, senza cercare a tutti i costi il “campione” tra le quattro mura. Eppure lo sport resta cultura, relazione, occasione di maturazione.
Anche nella nostra zona non mancano esperienze belle e sane, che i ragazzi raccontano passando dall’oratorio: luoghi in cui si cresce, si impara a guardare oltre se stessi e, poco alla volta, si diventa grandi.
E allora ciascuno è chiamato a vivere l’esperienza dello sport allargando gli orizzonti, incontrando persone nuove e provando strade diverse, ma mantenendo il radicamento nella nostra comunità cristiana, che resta il luogo capace di dare unità alle diverse esperienze della vita.
Per questo siamo qui: non per chiuderci tra le nostre quattro mura, ma per respirare l’aria del mondo, quell’aria olimpica che allarga lo sguardo e apre il cuore.
