Settembre ci prepara e poi ci immerge nella nostra Festa Patronale. Certamente lo facciamo per tradizione, abbiamo ricevuto una preziosa eredità dalla fede di chi ci ha preceduto che ancora può giovare alla nostra società, ma non lo vogliamo fare per abitudine, quindi non senza una ragione. Per questo ogni volta ci chiediamo: che cosa vogliamo annunciare alle persone che abitano nel quartiere e alle tante che transitano per la strada con la nostra festa in onore di S. Michele e della Vergine Addolorata?
I tempi che stiamo vivendo non sembrano adatti a far festa. Siamo devastati da terribili guerre, disgustati da tanta disumanità, atterriti da sofferenze indescrivibili cui sono costrette vittime innocenti, in particolare i bambini. Noi cristiani però non rinunciamo a far festa, ma non perché siamo cinici o fuori dal mondo, ma perché siamo abitati da una speranza invincibile, che per noi è più di una certezza: la presenza di Dio nella nostra vita e nella storia attuale, il suo progetto di bene su questo mondo impazzito.
Anche la Festa Patronale può e deve essere segno del bisogno che abbiamo di Dio, soprattutto in questo momento, a richiamarci l’esigenza di un dialogo rispettoso e sincero nelle relazioni internazionali e personali e a ritrovare quella fraternità che sta a fondamento della vera umanità tra popoli e persone.
Continuiamo a far festa per non rassegnarci al potere del male, del più forte, delle armi, degli interessi di parte, lasciando che si spenga per sempre la speranza nei nostri cuori.
Facciamo festa ricordando la presenza amorosa di una Madre, anche lei straziata dal dolore sotto la croce del Figlio, la Vergine Maria, donna di grande speranza e di un grande alleato di Dio, il Glorioso Principe delle schiere celesti, San Michele, vincitore del demonio, certi che la loro compagnia può aiutare molti a superare la solitudine esistenziale che tutto raffredda e intristisce, spegnendo la voglia di vivere.
La loro festa diventa ogni anno un richiamo a non perdere di vista il destino eterno che ci attende nei cieli, in Cristo, perché la nostra speranza è piena di immortalità e ci assicura che la santità è il pieno compimento del nostro desiderio insopprimibile di felicità e di vita autentica.
Noi cristiani siamo molto originali, per qualcuno siamo gente strana, è vero, ce lo ricorda anche l’Arcivescovo nella Proposta Pastorale. Siamo originali e lo dobbiamo essere sempre di più, perché il momento storico che stiamo attraversando ne ha assolutamente bisogno.
C’è bisogno della nostra invincibile speranza che nasce dalla fede in Gesù, il Risorto.
